domenica 27 maggio 2012

Ma ‘azzo ha ridere Errani?




LA NOTIZIA
È il 2 agosto 2003 quando, come ogni anno, a Bologna si celebra l’anniversario della strage alla stazione. Accanto a Errani l’allora sindaco Giorgio Guazzaloca, l’ex primo cittadino Renato Zangheri, e l’allora ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu. Tutti in composta serietà istituzionale, tranne lui. Che, guarda un po’, se la ride. E poi c’è la figuraccia mondiale, finita anche sulla Cnn. Stesso anno, qualche mese dopo. È il 19 novembre, da pochi giorni c’è stato il terribile attentato di Nassiriya. Nella basilica di San Paolo a Roma i funerali dei 19 militari uccisi. E lui che fa? Ride, stavolta insieme all’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio. L’ultima giovedì scorso, a Matrix, speciale sisma in Emilia. Il presidente Errani è stato ribeccato a sbellicarsi dalle risate. Un repentino cambio d’inquadratura mentre uno sfollato raccontava la sua paura di rientrare in casa, ed eccolo là, sorpreso un’altra volta a sghignazzare. (dai giornali)

IL COMMENTO
Cosa abbia da ridere tanto Errani, governatore dell’Emilia Romagna è un mistero. Il fratello Giovanni Errani è  indagato per truffa aggravata ai danni della Regione, a causa di un milione di euro proveniente dall’ente guidato dal fratello e finito, secondo gli inquirenti, in maniera sospetta nelle casse della sua cooperativa chiamata «Terremerse». I pm hanno inviato nove avvisi di garanzia (uno, dovuto, anche a Errani per falso ideologico in atti pubblici) ed entro metà giugno si saprà se il fratello del presidente verrà rinviato a giudizio o meno.
Non sappiamo se sia colpevole o meno, ma che c’è da ridere? E della strage di Bologna, cosa gli strappa una risata? La morte dei nostri ragazzi a Nassiriya che cosa ha di tanto comico? E la tragedia del terremoto nella sua regione, cosa lo fa sghignazzare tanto di gusto?
Molti si chiedono ‘azzo ha tanto da ridere Vasco Errani, ma non trovano una risposta. Io una risposta ce l’avrei: è esattamente quella che pensate anche voi! Ma se la scrivo, mi becco una querela. Non serve correre rischi e arrovellarsi sui motivi ridanciani di Vasco Errani ed è facile dire il perché: noi abbiamo capito, lui no! Altrimenti non sarebbe come noi pensiamo. Qualcuno glielo dica. Grazie.

.

giovedì 24 maggio 2012

La Finocchiaro fa la spesa... con la scorta




LA NOTIZIA

Paragone, vicedirettore di Rai2 dichiara: «La foto di Finocchiaro all'Ikea, che tratta gli uomini di scorta come inservienti, è un'offesa». Risponde, sempre su twitter, la diretta interessata: «Avere la scorta per me non è un piacere. Mi è stata imposta e nonostante ciò provo a fare una vita normale, anche da Ikea» è la risposta..

IL COMMENTO

All’episodio che vede protagonista discussa e discutibile Anna Finocchiaro, ex magistrata ed ora capogruppo Pd al senato fa da contraltare un’altra foto del sindaco di Taranto Ippazio Stefàno che, nella foto, gira con la pistola in cintura. A sua giustificazione (ora ha rinunciato alla pistola) dice che vi è costretto perché ha rinunciato alla scorta e teme per la sua sicurezza.

Ora, premesso che usare poliziotti armati come maggiordomi è qualcosa che si commenta da sola e che la “signora” poteva spingere da sola il carrello e lasciare ai poliziotti il solo compito a cui sono preposti del quale sicuramente farebbero a meno, c’è tuttavia un altro quesito che attende una risposta. La Finocchiaro afferma che è "costretta a subire la scorta contro la sua volontà", il sindaco di Taranto invece afferma che "ha rinunciato alla scorta", che non sarebbe obbligatoria. E’ quindi evidente che uno dei due mente. Vorremmo sapere quale dei due.

lunedì 21 maggio 2012

Brindisi, spuntano nuove ipotesi



Pare ormai certo, a giudicare dagli indizi in mano agli investigatori sul caso di Brindisi, che non ci sia la mano della mafia o della criminalità organizzata, malgrado i tanti indizi pesantissimi (la scelta della scuola Morvillo-Falcone, gli episodi di mafia nel paesino da cui provenivano le studentesse, ecc.) portassero invece a puntare il dito in quella direzione. Anzi, ad un più approfondito esame della vicenda, sono proprio questi indizi – in quantità persino anomala  – ad indirizzare i sospetti in un’altra direzione. Tra le ipotesi ora spunta anche quella di un gesto isolato, opera di un pazzo mitomane.

Mi sembra strano, se così stanno le cose, che nessuno veda un parallelo con l’eccidio di Oslo compiuto da Anders Breivik che uccise 77 persone, per la maggior giovani studenti e che dichiarò ai giudici che lo ascoltavano attoniti: "Rifarei tutto. Ho portato a termine il più sofisticato e spettacolare attacco politico mai commesso in Europa sin dai tempi della Seconda guerra mondiale", ha proseguito Breivik che non ha mai mostrato segni di pentimento fin dal giorno del suo arresto.

Il parallelo non è fuori luogo. Anche in quel caso venne usato esplosivo e vennero presi di mira giovani studenti per essere sicuri che l’efferatezza del gesto avrebbe procurato all’autore mitomane una notorietà a livello mondiale, come poi è avvenuto. Non a caso, sostengono gli investigatori di Brindisi, se l’ordigno fosse scoppiato pochi minuti dopo, con l’arrivo di altri studenti, avrebbe provocato una strage di proporzioni immani. Infine, anche nel caso di Oslo si pensò inizialmente alla pista di una vasta organizzazione terrorista, escludendo che potesse essere opera di una sola persona.

Certo, le mie sono solo supposizioni, però queste analogie fanno pensare. Sono sicuro che anche gli investigatori (sono stati mandati i migliori del nostro Paese) stanno esaminando anche queste ipotesi. Il pazzo Breivik usò fertilizzante per creare la bomba e averne acquistato un quantitativo sospetto portò gli investigatori sulle sue tracce. Stavolta l’indizio pare essere un video in mano agli inquirenti che ritrae l’assassino: prendetelo! Tutte le nostre speranze che il nostro resti un Paese civile dove non si può aver paura di portare i nostri figli a scuola sono nelle mani dei nostri migliori agenti. Buon lavoro!

.

sabato 19 maggio 2012

Brindisi, hanno detto...



In occasione del vile attentato di Brindisi tutti i massimi esponenti della nostra vita pubblica si sono sentiti in dovere di rilasciare una dichiarazione. Ecco cosa hanno detto.

Il Papa: "Un atto vile
Napolitano e Monti: "Contrastare la violenza"
Monti: "Fermi contro ogni tipo di criminalità"
Cancellieri: "Grande preoccupazione"
Severino: "Orrore e raccapriccio"
Profumo: "Indescrivibile gravità"
Fini: "Punire i responsabili"
Vendola: "Capire chi è il nemico"
Alfano: "Colpo al cuore del Paese"
Bersani: "Delitto aberrante"
Maroni: "La risposta sia ferma"
Casini: "Insieme senza bandiere"
Di Pietro: "Lo Stato torni a mani pulite"

Come si vede la totalità dei nostri massimi esponenti si nascondono dietro ai loro cliché con una banalità terrificante. La dichiarazione più fantasiosa forse è quella di Di Pietro che auspica un ritorno a Mani Pulite (che c’azzecca?) ed anche la più difficile da realizzare: dove lo trovano un altro magistrato semi-analfabeta che dia vita a questa nuova stagione? Non è mica facile, sapete!

.

La mafia ora uccide giovani innocenti




Difficile trovare le parole giuste in momenti come questi, ma dobbiamo cercare di capire. L’esplosione davanti ad una scuola era qualcosa che sinora non avevamo nemmeno potuto immaginare anche se la criminalità organizzata, quanto ad efferatezza, ci aveva ormai abituati a tutto. Le autorità sono prudenti e si limitano a chiedersi chi possa avere commesso un simile gesto e cosa possa passare per la testa di questi criminali dementi. La prudenza è d’obbligo, ma temiamo che purtroppo non ci voglia molto a capire. Vediamo insieme perché.

La scuola davanti alla quale è avvenuto l’attentato è intitolata a “Morvillo-Falcone” vittime simbolo della lotta alla Mafia. Gli studenti vittime dell’attentato scendevano da un bus che proveniva da Mesagne, paese nel quale nella notte tra l’1-2 maggio era esplosa una bomba sotto la macchina del presidente dell’antiracket, cui ha fatto seguito pochi giorni dopo lo smantellamento di una intera organizzazione criminale legata alla Sacra Corona Unita. Non deve sfuggire inoltre il fatto che proprio oggi a Brindisi era attesa la carovana della lotta alla mafia, una marcia simbolo contro le organizzazioni criminali che da sempre strozzano il Meridione privandolo del proprio futuro.

Infine, in questi ultimi tempi stanno aumentando in modo esponenziale gli arresti di intere famiglie mafiose, con il sequestro di tutti i loro beni e le varie mafie si sentono ora braccate e la loro stessa esistenza messa per la prima volta in pericolo. A questo si aggiunga  la privazione del denaro, lo scopo ultimo di ogni attività mafiosa, l’unico che consente loro l’esercizio del potere. Ecco che allora il messaggio dell’attentato comincia ad assumere i contorni più chiari di un avvertimento al governo ed alle forze di polizia: se continuate a colpirci, questa è la nostra risposta, uccideremo indiscriminatamente. 

Resta lo stupore per molti di un fatto che a noi appare invece evidente, ossia che le bombe mafiose erano sinora servite per le estorsioni e le intimidazioni, mai per uccidere. In questo caso non solo si voleva uccidere, ma lo si voleva fare nel modo più odioso e sconvolgente e per questo è stato scelto il bersaglio delle giovani studentesse innocenti. Dai tempi della mafia composta da “uomini d’onore” che  a modo suo aveva un codice che risparmiava le donne e che rifiutava il traffico di droga, molto tempo è passato ed i cambiamenti sono stati quelli di una corsa sempre più in basso, verso una maggiore crudeltà e reati indiscriminati. Oggi è caduta l’ultima barriera e la barbarie ha raggiunto il suo punto più basso.

Questo è purtroppo il messaggio di questo efferato attentato criminale, nel quale oltre alle giovani vite muore anche l’ultimo soffio di civiltà. La speranza che nutriamo ancora è che lo Stato possa acciuffare questi pazzi criminali e farli marcire in galera come meritano. I genitori delle povere vittime devono poter vedere che faccia hanno questi assassini, anche se possiamo immaginarle: facce disumane e mostruose, come la pazzia che le guida.

.

venerdì 18 maggio 2012

La Fiat se ne va?




LA NOTIZIA


Tutti i 5.400 dipendenti degli Enti Centrali di Mirafiori, la maggior parte impiegati, andranno per la prima volta in cassa integrazione ordinaria sei giorni. "E' una pessima notizia: vuol dire che anche a livello della testa di Fiat ci sono forti problemi", commenta Edi Lazzi, responsabile V lega Fiom. I giorni di cassa integrazione saranno sei: il 14, 15 e 21 giugno, il 12, 13 e 19 luglio. Questi giorni si sommano a quelli già programmati del 22 giugno e del 20 luglio in cui ci sarà la chiusura dello stabilimento utilizzando i permessi personali dei lavoratori.. "I timori riguardo all'indebolimento dell'azienda e al suo disimpegno dal nostro Paese, dopo questa decisione - aggiunge Lazzi - incominciano drammaticamente ad assumere una forma concreta. Ci auguriamo che, a fronte di questo ulteriore pesantissimo segnale, la città, le istituzioni e le forze sociali non voltino ancora una volta lo sguardo da altre parti minimizzando ciò che sta accadendo". (Il Messaggero)




IL COMMENTO


Il Tribunale di Torino con decreto del 7 maggio 2012 ha condannato 13 società del Gruppo FIAT e FIAT Industrial per comportamento antisindacale consistente nell'aver rifiutato di dare corso alle trattenute sindacali a favore della FIOM CGIL di Torino richieste dalle lavoratrici e dai lavoratori iscritti alla FIOM a partire da gennaio 2012. Il Giudice ha inoltre condannato le società FIAT a riprendere immediatamente la trattenuta delle quote mensili agli iscritti. Il Giudice valuta altresì il rifiuto di trattenere le quote sindacali come lesivo della libertà” (fonte: FIOM Torino)


Difficile non essere d’accordo con Lazzi quando afferma “I timori riguardo all'indebolimento dell'azienda e al suo disimpegno dal nostro Paese, dopo questa decisione incominciano drammaticamente ad assumere una forma concreta”.


Dubitiamo invece che le istituzioni e le forze sociali possano convincere la Fiat che è meglio investire in Italia anziché in altri Paesi nel mondo dove, anziché piantare grane ad ogni piè sospinto  la accoglierebbero a braccia aperte. In fondo nessuno investe più in Italia. Al massimo acquista imprese in Italia poi le “delocalizza” in Paesi dove non c’è un sindacato integralista capace solo di mettere difficoltà e magistrati politicizzati che impongono di raccogliere trattenute per un sindacato che non è nemmeno rappresentato in Fiat. Se sia giusto o meno ha poca importanza: la crisi globale impone scelte talvolta dure e temo che quella della Fiat sia di dimenticare l’Italia. Che altro?

.

giovedì 17 maggio 2012

Lusi tira in ballo Renzi: ecco perché




LA NOTIZIA

Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita ai magistrati: «Renzi ha richiesto dei soldi, circa 100 mila, anzi 120 mila euro suddivisi in tre fatture, poi Rutelli mi ha chiesto di non pagargli la terza e così ho dato a Renzi solo 70 mila euro».
Replica di Matteo Renzi: “Fuori le carte, i conti, le fatture e vediamo chi dice bugie. Lusi due la vendetta – ironizza Renzi - torna alla carica e riprova a coinvolgermi nella vicenda dello scandalo ex Margherita. Dice di avermi dato dei soldi. Due mesi fa erano 140 mila euro. Oggi siamo scesi a 70 mila. Sarà la crisi...”

IL COMMENTO

Conosco Matteo Renzi solo attraverso le cronache, abbastanza per sapere che dà fastidio e gente vendicativa come Bersani, la Bindi e tutta la garrula compagnia di giro del Pd e non solo. Confesso che credo poco a Lusi, che per sua stessa ammissione è un ladro patentato ed una persona spregevole anche se non ho elementi per dire che Renzi sia innocente. Tuttavia conosco una regola che certo il Lusi conosce (e pratica) che recita: “Quando sei nei guai, solleva un polverone, il più ampio possibile: sarà così più difficile conoscere la verità!”.

Che Lusi la stia mettendo in pratica lo dice il semplice buonsenso: solleva un polverone mediatico per supposti 70mila euro dati a Renzi ma forse è il caso di ricordare che è stato iscritto nel registro degli indagati della procura di Roma con l’accusa di aver sottratto la somma di circa 13 milioni di euro dalle casse della Margherita per scopi personali.  Appare quindi evidente che sono ben altre le giustificazioni che il Lusi deve fornire e che i 70mila euro che sostiene di aver dato a Renzi sono soltanto polvere negli occhi dei magistrati e dell’opinione pubblica, oltre al fatto che queste accuse vanno dimostrate. Cosa che per ora non ha fatto.

Per ora, di certo, c’è che Lusi si è dichiarato responsabile per il prelievo del danaro dalle casse del partito, ha voluto patteggiare chiedendo un anno di reclusione e di restituire la metà della somma alla ex Margherita. Capito? Restituirebbe metà della cifra rubata e si terrebbe la sciocchezza di 6milioni e mezzo a titolo personale, forse per il disturbo.
Dulcis in fundo, Bersani ha chiesto ed ottenuto l’espulsione di Lusi dal partito.

Dopo la vicenda di Penati, ex capo della segreteria del segretario Pd e per cifre da far tremare i polsi e quella di Lusi, sul web molti osservano con ironia che forse quelli del Pd “sono diversamente onesti”. Se fosse vero, ammetto di aver capito solo ora in cosa consisteva lo slogan “noi siamo diversi” ripetuto insistentemente dagli ex comunisti. A mia scusante devo dire che lo avevo sempre sospettato ed ora so che i miei sospetti non erano infondati: insomma, meglio tardi che mai!

.