domenica 25 gennaio 2015

QUELLI CHE RESISTONO SEMPRE: LE TOGHE BOICOTTANO LE RIFORME

 
 
L’applausometro è tutto dalla sua parte: come lo fu a suo tempo per i suoi predecessori, Francesco Saverio Borrelli e Manlio Minale. Lei è Laura Bertolè Viale, avvocato generale, oggi massimo rappresentante della pubblica accusa a Milano. Che, nel solco della tradizione, coglie l’occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario per sparare ad alzo zero sul governo. L’unica differenza, dai tempi di Borrelli e Minale, è che stavolta al governo non c’è più Silvio Berlusconi. Ma poco cambia. Delle misure varate da Matteo Renzi sul fronte della giustizia, per la Bertolè non se ne salva nessuna: dal falso in bilancio alla prescrizione, dai reati di corruzione a quelli contro l’ambiente, fino ovviamente al peccato più grave del governo, la norma sui reati fiscali che avrebbe salvato Berlusconi, tutto ricade dentro al suo giudizio: «Preoccupanti sintomi di irragionevolezza».

Siamo lontani – va detto – dalla vis retorica del «resistere, resistere, resistere» di Borrelli. Ma la sostanza non cambia: come dicevano le giubbe azzurre degli indiani, l’unica riforma buona è una riforma morta? E la reazione dei giudici assiepati in sala è un’ovazione che sembra non finire mai. Come quando questo era un palazzo compatto, e non attraversato da divisioni e veleni: ma d’altronde ormai il «caso Milano» è destinato a chiudersi con la vittoria di Edmondo Bruti Liberati, e il suo grande accusatore Alfredo Robledo è ieri l’unico assente in aula magna.
 
Enrico Costa, viceministro della Giustizia che è a Milano a rappresentare il governo nelle terre degli infedeli, prende l’attacco della Bertolè quasi con filosofia: «Io sono venuto qui a spiegare cosa sta facendo il governo, mi aspettavo che anche gli altri intervenuti si preoccupassero di dire cosa fanno loro». Noi non diamo pagelle ma non vorremmo neanche riceverne, sembra dire Costa. D’altronde, gli dicono, questo palazzo di giustizia la polemica con la politica sembra averla nel Dna? «Evidentemente sì, bastava sentire l’applauso».
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giovedì 22 gennaio 2015

L'EURO E' SOLO UN ACCORDO E NON UNA VERA MONETA





di Antonio Maria Rinaldi

Per quanto le aspettative dei mercati si stiano concentrando sulla riunione del 22 gennaio del board della BCE per dare il via libera alle operazioni di QE, nella pratica l’effetto già si è già ampiamente esaurito. Spieghiamoci meglio. La volontà di Draghi, riassunta nella famosa frase “Siamo pronti a fare tutto il necessario per salvare l’euro. E credetemi sarà abbastanza“, ha già scontato ciò che l’operatività stessa non avrebbe mai potuto fare. I tassi già e gli stessi spread non creano particolari preoccupazioni nell’ambito dei debiti sovrani dell’area euro, fatta eccezione del caso greco per i noti motivi. Lo stesso “ridimensionamento” del rapporto di cambio dell’euro nei confronti delle altre valute, ha stemperato le tensioni e le polemiche per non aver mai visto la Banca Centrale Europea intervenire sui mercati valutari per calmierarne i corsi al fine di renderlo più compatibile con le effettive esigenze dell’economia reale dei vari paesi membri.
Tuttavia la tecnicità imposta alla BCE da parte dell’ortodossia tedesca, ha vincolato Draghi a non avere le mani completamente libere, poiché i sempre attivi falchi teutonici hanno dato il loro assenso al QE all’esclusiva condizione che siano alla fine le rispettive banche centrali nazionali a sopportare gli oneri e non, come originariamente previsto, la BCE nella sua funzione di elargitrice di acquisti in ragione del peso di ciascun PIL.

In questo modo però è emersa in tutta la sua realtà che anche la BCE, oltre ai tedeschi, considera l’euro non una reale moneta a tutti gli effetti, ma semplicemente un accordo di cambi fissi mascherato avendo alla prima prova dei fatti trasferito gli eventuali oneri su ciascuna banca centrale. Se alla prova del fuoco la Banca Centrale Europea non può esercitare la funzione principe di politica monetaria, limitando il suo intervento al solo coordinamento e lasciando invece alle rispettive vecchie banche centrali nazionali l’effettivo onere, allora per quale motivo abbiamo abbandonato le nostre proprie valute e ci siamo affidati all’euro?

Con il paradosso poi ulteriore di non poter far utilizzare singolarmente alle stesse banche centrali nazionali, perché non più possibili in quanto non previsti dai vincoli dei trattati e dei regolamenti, gli strumenti autonomi classici di politica economica e monetaria di supporto! Bell’esempio di mutualità tanto evocata da chi pensa che l’euro ci abbia messo al riparo da qualsiasi turbolenza finanziaria!

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FRANCESCO NON E' CHARLIE






LA NOTIZIA
Ha sollevato molte polemiche la frase che Francesco ha pronunciato durante il viaggio dallo Sri Lanka alle Filippine. Ma cosa ha detto esattamente Francesco? Ecco quali sono state le sue esatte parole.
“Ognuno ha il diritto di praticare la propria religione senza offendere, liberamente, e così dobbiamo fare tutti. Non si può offendere o fare la guerra o uccidere in nome della propria religione, cioè in nome di Dio. (...) Parlava della libertà di espressione. Ognuno non solo ha la libertà, ha il diritto e anche l’obbligo di dire quello che pensa per aiutare il bene comune. L’obbligo! Se un deputato, un senatore non dice quella che pensa sia la vera strada, non collabora al bene comune. Abbiamo l’obbligo di parlare apertamente. Avere questa libertà, ma senza offendere. E vero che non si può reagire violentemente, ma se il dottor Gasbarri, che è un amico, dice una parolaccia contro la mia mamma, lo aspetta un pugno! Ma è normale! Non si può provocare. Non si può insultare la fede degli altri. Non si può prendere in giro la fede".

IL COMMENTO
Visto che queste frasi sono state pronunciate mentre sullo sfondo c'era la tragedia di Charlie Ebdo, ci si sarebbe aspettato da questo strano Papa una qualche parola in difesa della sacralità dell vita umana, vigliaccamente stroncata dai fanatici islamisti. Invece no. Francesco ha detto chiaramente che non si possono prendere in giro le religioni senza mettere in conto una reazione anche violenta. Insomma quelli di Charlie Ebdo se la sono andata a cercare, questa sembra essere la conclusione della strana misericordia islamica di Francesco.
Qualcuno ha voluto far passare questa incitazione alla violenza come una frase detta così, tanto per dire, ma non è così. Questo, purtroppo, è proprio Francesco.


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lunedì 19 gennaio 2015

"Greta e Vanessa in Siria per aiutare la rivoluzione". Le intercettazioni del Ros

 

 
Sulla carta personaggi insospettabili. Siriani da tempo residenti nella zona di Bologna e dintorni dove c’è una comunità piuttosto grande. Un medico di Budrio, Nabil Almreden, ormai in pensione. Uno studente della scuola di ingegneria e architettura della università di Bologna, Maher Alhamdoosh, animatore insieme a una donna italiana- Elisa Fangareggi, della onlus Time4life che gestisce in Siria il campo profughi di Bab El Salam. Un pizzaiolo- Mohammed Yaser Tayeb- che lavora nella pizzeria L’è bon da mat di Anzola dell’Emilia. Secondo i Ros i tre sarebbero il fulcro della rete di fuoriusciti siriani in Italia che avrebbero aiutato Greta Ramelli e Vanessa Marzullo a tornare in Siria nel luglio scorso, mettendole in contatto con alcuni capi militari dell’ Esercito siriano libero (Free Syrian Army), con cui una volta là avrebbero dovuto anche creare un flusso di aiuti logistici e sanitari di varia natura anche sfruttando rapporti di Greta e Vanessa con altre ignare organizzazioni non governative. A rilevare l’indagine dei Ros è stato Il Fatto quotidiano, in un articolo di Angela Camuso dove si spiegava che “Greta e Vanessa sono state tradite proprio da chi volevano aiutare”.
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domenica 18 gennaio 2015

sabato 17 gennaio 2015

LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE SALVANO L'EXPORT

 
 
 
 
 
LA NOTIZIA
Le piccole imprese creano il 26,7% del totale del nostro export manifatturiero. Così il presidente di Confartigianato, Merletti:"Ci aspettavamo un impegno più deciso del governo per far approvare la tutela del Made in Italy durante il semestre di presidenza Ue". Dall'Italia"sono volati nel mondo i prodotti realizzati da 243.218 piccole imprese, per un valore di 75,4 mld, in aumento del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2013".
"A tenere alta la bandiera Made in Italy nel mondo sono soprattutto i prodotti in legno,con un aumento del 4,8% del valore delle esportazioni". Bene anche gli articoli in pelle (+4,4%), l'abbigliamento (+4,1%)e l'alimentare(+3,2%). (Teletext)

IL COMMENTO
Berlusconi se ne fregava delle piccole e medie imprese, Monti le ha affondate, Letta non sapeva neppure cosa fossero e Renzi si occupa solo di grandi imprese. Conoscete la teoria del calabrone? I tedeschi durante la guerra studiavano il volo di tutte le creature per la loro progettazione missilistica e aeronautica. Arrivati al calabrone, dopo attenti studi conclusero che il corpo tozzo e pesante e le ali piccole non erano assolutamente adatte al volo. Ma siccome il calabrone non lo sa continua ancora a volare felice di fiore in fiore alla faccia degli spocchiosi tedeschi che hanno la fantasia pari a quella di un'autobotte.
Le piccole e medie imprese sono l'asse portante della nostra economia e come quel calabrone e continuano a volare malgrado l'ignobile classe politica che abbiamo e non chiedono nulla: solo di essere lasciate in pace a poter lavorare come sanno fare. E' chiedere molto?


STRANO: RENZI NON SFRUTTA IL SUCCESSO DI VANESSA E GRETA

 
 
 
 
 
 
Vanessa e Greta sono salve, sono tornate a casa, stanno bene. Sembrerebbe finalmente una lieta conclusione di una vicenda che ci ha angosciato e una buona notizia proveniente da scenari di guerra che invece ci parlano solo di morte, ma la cosa non è così semplice perché pare che questo risultato sia stato ottenuto pagando un riscatto di 12mln di dollari ai terroristi. Il ministro degli Esteri Gentiloni ha smentito in aula a nome del Governo che sia stato pagato un riscatto, ma l'indignazione popolare specialmente sul web ha assunto toni decisamente critici nei confronti delle due ragazze sino ad arrivare ad insulti sanguinosi. Perchè in questa vicenda ci sono cose che non tornano.
Vanessa e Greta erano partite avvolte nella bandiera siriana usata dai terroristi (foto sopra), un gesto fortemente criticato sin dall'inizio e sicuramente avventato. Dopo pochi giorni dal loro arrivo, come da copione, sono state rapite e trattenute in prigioni segrete sino alla loro liberazione avvenuta dopo che i terroristi avevano fornito due filmati (uno rimasto secretato) in cui le ragazze imploravano di essere liberate perchè temevano di essere uccise. Al loro ritorno hanno dichiarato di essere state trattate bene e di non aver ricevuto alcuna minaccia. Perchè allora sono ritornate? Non piaceva più l'ambiente, la cucina lasciava a desiderare, insomma cosa non andava?
La verità -secondo la stragrande maggioranza degli italiani- appare chiara, anche se per ora indimostrabile: il riscatto è stato pagato e non è un caso che il premier Renzi, sempre attento a sfruttare ogni buona notizia, se ne sia stato alla larga dalle due ragazze evitando persino di incontrarle.
Se fosse stato davvero pagato un riscatto milionario sarebbe un fatto di una gravità inaudita, per molte buone ragioni. Con 12milioni si potevano aiutare tanti italiani disperati, mettere in sicurezza soffitti di scuole che crollano sui bambini, evitare frane e così via. Ma non basta. Ora anche il più stupido e arretrato di questi tagliagole sa quando vale un italiano prigioniero: sei milioni! Questo significa aver messo una taglia milionaria sugli assistenti umanitari che operano in quei Paesi dove scorrazzano liberamente feroci tagliagole, tralasciando il fatto che potranno comprare armi con le quali attaccarci e se possibile ucciderci come hanno fatto in Francia.
Queste due sprovvedute ci hanno creato danni incalcolabili. Sarebbe bene che qualcuno spiegasse a tutti quelli che amano l'avventura che anche per un Paese disgraziato come l'Italia a tutto c'è un limite. Che in questo caso è stato di gran lunga oltrepassato.