mercoledì 25 febbraio 2015

LA FINE DEL “PARTITO DEI MAGISTRATI”


 
 
 
 
 
 
 
LA NOTIZIA
La nuova legge riforma la Vassalli e viene ampliata la possibilità per il cittadino di fare ricorso e si innalza la soglia economica di rivalsa del danno, che può arrivare fino alla metà stipendio del magistrato. Viene anche eliminato il filtro di ammissibilità dei ricorsi e la responsabilità scatta anche in caso di negligenza grave e travisamento del fatto e delle prove.
«È un pessimo segnale, la politica approva una legge contro i magistrati». Così l'Associazione nazionale Magistrati ha commentato a caldo l'approvazione della riforma sulla responsabilità civile dei giudici, sottolineando come tutto questo accada mentre c'è una corruzione dilagante Il presidente dell'associazione Rodolfo Sabelli attacca il ddl: "Il pericolo è l'inversione di ruolo: chi è chiamato a giudicare diventerà il soggetto sottoposto a giudizio da parte di chi dovrebbe essere giudicato"
Pronta la risposta del ministro Orlando: «Rifiuto che le leggi vengano sventolate come ipotesi di intimidazione. La legge evita che i cittadini non siano risarciti tutelando l'indipendenza della magistratura. Valuteremo con laicità gli effetti della norma e siamo disponibili a guardare concretamente e semmai a correggere alcuni punti che sono stati segnalati”

IL COMMENTO
Sulla scaltrezza di Renzi ormai non ci sono più dubbi. Ha dapprima invocato la necessità di estrema urgenza per sottrarsi ad una multa milionaria a causa di una direttiva Europea che imponeva una legge, ma non necessariamente QUESTA legge. Ha poi eliminato il filtro di ammissibilità dei ricorsi, che oggi è affidata al tribunale distrettuale composto da magistrati che ovviamente bocciava qualsiasi ricorso. Infine ha stabilito che sarà lo Stato a dover pagare in prima persona i danni causati dai magistrati in base alla nuova legge, quindi apparentemente il filtro c'è. Ma – e questa è una chicca – con l'OBBLIGO dello Stato a rivalersi sul magistrato, sino ad un massimo di metà del suo stipendio annuo.
In sintesi: questa legge manda in pensione quello che sinora quello che veniva definito il “Partito dei Magistrati” che ha spadroneggiato nei confronti degli “avversari politici” a propria discrezione avvalendosi di una immunità di fatto, vedasi il caso Berlusconi solo per citare il più famoso. Ultimamente i magistrati si erano interessati anche del passato di Renzi in modo minaccioso.
Ora si rivolta tutto: Renzi ha spostato la spada di Damocle dalle teste dei politici che non godono più dell'immunità a quelle dei magistrati che la perdono a loro volta. Ora sono ad armi pari.
Se il Partito dei Magistrati credeva di ripetere con Renzi le gesta “gloriose” compiute nei confronti di Berlusconi, stavolta hanno toppato: Renzi ha dimostrato di non essere pane per i loro denti. Una curiosità: il pavido Berlusconi, che con FI aveva l'opportunità di prendere posizione contro una magistratura che lo perseguita da anni, si è astenuto. E' la conferma di un Proverbio yiddish che recita: “Se il destino di un uomo è annegare, annegherà anche in un bicchier d'acqua”. Non è il caso di Renzi.
 
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martedì 24 febbraio 2015

MISTERO SUI DRONI CHE SORVOLANO PARIGI


 
 
 
 
di Giovanni Agretti
 
Piccoli droni sorvolano Parigi, sulla Torre Eiffel ed altri, luoghi sensibili della città. A chi pensava che fossero opera di qualche istituzione statale nazionale è arrivata come un doccia fredda la precisazione di una fonte ufficiale che ha precisato: "Potrebbe essere un'azione coordinata ma al momento non possiamo stabilirlo. Abbiamo fatto il possibile per arrivare agli operatori ma non siamo stati in grado di individuarli", ha spiegato la fonte. "Fino ad oggi non erano mai apparsi tanti droni in una notte", ha aggiunto.

Vale la pena di osservare che droni di varie dimensioni si possono ordinare tramite internet e che sono considerati poco più che giocattoli, ma che possono essere dotati di telecamere per registrare luoghi riservati o potrebbero essere dotati in un futuro prossimo immediato di armi di vario tipo.

Se fosse una ulteriore mossa di qualche elemento della Jihad islamica sarebbe non solo una ipotesi possibile ma che coglierebbe impreparati ancora una volta i Paesi occidentali che si credono inattaccabili, invece dimostrano ogni giorno di più la loro fragilità. Potenti nel passato nelle guerre a casa di altri, praticamente indifesi a casa loro. Una prospettiva davvero preoccupante, se si considera che ora anche ad andare a casa di altri (leggi Libia) è diventato molto problematico e non più garanzia di vittoria. Uno scenario che diventa ogni giorno sempre più imprevedibile e per questa ragione molto preoccupante.

“Potrebbe essere un'azione coordinata ma al momento non possiamo stabilirlo” dicono le autorità francesi. Non è una buona notizia.
 
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lunedì 23 febbraio 2015

PERCHE' L'ITALIA NON RISPONDERA' ALLE MINACCE DELL'ISIS


 
 
 
 
di Giovanni Agretti
 
Viene spontaneo chiedersi a cosa serve la campagna dell'Isis che consiste nel mostrare platealmente le atrocità che commette con una campagna mediatica che non ha precedenti nella storia, invece di tenerle nascoste come è sempre avvenuto. Si possono dare molte risposte a questa domanda.
 
Ad esempio che mira a terrorizzare chiunque sia di ostacolo alle loro mire di potere. Oppure a lanciare un messaggio ai tanti musulmani sparsi in Europa che non si integrano e covano odio verso i Paesi che li ospitano. Un altro aspetto è quello del proselitismo a livello internazionale in vista di un futuro Paese islamico che applica tutte le tradizioni della loro religione e nelle loro terre d'origine. Va considerato anche il fascino perverso che l'orrore suscita sempre nelle menti deboli, molto più numerose di quanto ci dicano le statistiche. Infine è evidente che l'Isis vuole provocarci per trascinarci in una guerra con truppe di terra, ma ovviamente ai Paesi occidentali non conviene andare a combattere sul loro terreno: se vogliono conquistarci, vengano loro, sembrano dire. Cosa per loro non facile, come vedremo.

C'è però un aspetto che prevale su tutti: l'Isis con queste campagne mediatiche solleva anche una indignazione ed un odio montante tra le popolazioni di tutti i Paesi occidentali che in quanto a potenza bellica, se si alleassero potrebbero cancellare dalla faccia della terra l'Isis e tutto quello che lo concerne. Cosa trattiene allora questi Paesi dall'agire insieme, invece di sporadici bombardamenti americani o navi francesi nel Golfo? I motivi sono ovviamente politici a causa delle divisioni occidentali molto più profonde di quanto si voglia ammettere, con un'Europa unita sulla carta, ma bastano scalmanati hooligans per portare alla luce vecchi rancori mai sopiti.

Ci sono altre considerazioni che per ora consigliano prudenza. L'Isis vuole trascinarci in una guerra con truppe di terra ed ovviamente ai Paesi occidentali non conviene andare a combattere sul loro terreno, considerando il fatto che tra noi e l'Isis c'è il mare, non un semplice Rubicone. L'Isis non ha mezzi navali degni di nota ed i “barchini” come minaccia finirebbero in pochi giorni di fronte ai potenti mezzi italiani e occidentali. L'altra considerazione è di opportunismo: in fondo salvo rare opportunità per ora l'Isis uccide proprio i musulmani o comunque popolazioni di cui l'opinione pubblica non conosce nulla, sono distanti dalla loro cultura e spesso favorevoli alla Jihad islamica. Quindi per ora, salvo la portaerei francese nel Golfo, i progetti bellici sono in attesa di sviluppi. Gli Americani dopo aver devastato il Medio Oriente e creato le premesse per il futuro Stato Islamico se ne sono lavati le mani e la richiesta di Obama di avere i cosiddetti “poteri di guerra” sono al vaglio di Camera e Senato, a lui sfavorevoli. Altro “merito” indiretto di Obama è l'offerta della Russia di modernissimi missili antiaerei alla Siria, come risposta all'embargo americano. Cosa che è difficile considerare un aiuto alla pace.

Una cosa che l'Italia potrebbe fare sono almeno incursioni aeree per distruggere le imbarcazioni nei porti libici tesi a fermare la devastante immigrazione, destinata ad aumentare con l'arrivo del bel tempo. Ma voi ce lo vedete lo spaccone Renzi e la sinistra al potere dare un ordine del genere? Io no.


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domenica 8 febbraio 2015

ANONYMOUS "SPEGNE" I SITI DELL'ISIS








 
 
LA NOTIZIA
Anonymous ha violato centinaia di "account" Twitter e Facebook di presunti appartenenti all'Isis. "Siete un virus", ha scritto il gruppo che continua la sua campagna lanciata dopo la strage al settimanale Charlie Hebdo.
Anonymous ha così "spento" centinaia di profili dei due social network e ha pubblicato gli indirizzi Ip e Web della galassia jihadista. "Sarete trattati come un virus, e noi siamo la cura", recita il video pubblicato.
"Siamo musulmani, cristiani, ebrei... i terroristi che si definiscono Stato Islamico non sono musulmani", scrive Anonymous.

IL COMMENTO
Stavolta l'iniziativa di Anonymous credo che raccolga un vasto consenso nel mondo intero. I crimini contro l'umanità commessi dall'Isis devono essere condannati dal mondo civile e Anonymous va in questa direzione. Colpire la capacità di comunicazione dell'Isis ha un valore enorme.
 
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lunedì 2 febbraio 2015

LA GERMANIA VUOLE UN'EUROPA TEDESCA







LA NOTIZIA
Pochi ricordano che la Germania ha avuto una riduzione del suo debito contratto a causa della guerra che essa stessa aveva causato. Il trattato, ratificato il 24 agosto 1953, impegnava il governo della Repubblica federale di Germania sotto il cancelliere Konrad Adenauer a rimborsare i debiti esterni sostenuti dal governo tedesco tra il 1919 e il 1945 ed era accoppiato al concordato sul rimborso parziale dei debiti di guerra alle tre potenze occidentali occupanti.
 
Sotto la negoziazione di Hermann Josef Abs, la delegazione tedesca raggiunse un elevato livello di riduzione del debito: con l'accordo di Londra infatti l'importo da rimborsare fu ridotto del 50% a circa 15 miliardi di marchi e dilazionato in più di 30 anni, il che, rispetto alla rapida crescita dell'economia tedesca, ha avuto un minore impatto. Tra i Paesi che concedettero la riduzione del debito figurava anche la Grecia.

L'accordo contribuì in modo significativo alla crescita del secondo dopoguerra dell'economia tedesca e al riemergere della Germania come potenza mondiale economica e permise alla Germania di entrare in istituzioni economiche internazionali come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e l'Organizzazione Mondiale del Commercio.



IL COMMENTO
Oggi è la Grecia che richiede lo stesso trattamento, per di più senza aver causato nessuna guerra, ma la tronfia Germania che è la più esposta tra i Paesi che hanno finanziato la Grecia non intende assolutamente restituire il favore alla Grecia. Nessuno dei governatori delle banche nazionali esposte, tra cui figura anche l'Italia ha rilasciato dichiarazioni, in attesa di conoscere le intenzione del nuovo governo greco insediato da poco tempo. Solo il presidente della BundesBank tedesca ha detto che non intende trattare alcuno sconto e che la Grecia deve proseguire con le riforme. Lo stesso “ordine” che ogni giorno la Germania autoproclamatasi padrona dell'Europa abbaia agli altri Paesi: fare le riforme sinchè non saremo tutti tedeschi. Tuttavia l'insofferenza verso l'arroganza teutonica aumenta di giorno in giorno e a volte basta una scintilla per scatenare reazioni che la nota ottusità tedesca non può prevedere. E' già successo.
 
 
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venerdì 30 gennaio 2015

FIERA DELLA STUPIDITA': I GURU DELLA POLITICA









Come tutti sappiamo, la stupidità emerge particolarmente quando il momento è catartico, come direbbe l'ineffabile Flavio Oreglio. E che l'elezione del presidente sia uno di quei momenti credo che sia chiaro a tutti.
E veniamo al dunque. Sulle varie reti sfila la folta schiera dei "guru" della politica italiana e non pochi si rivelano per quello che sono, personaggini insulsi che inspirano profondamente con pause ad effetto prima di esprimere opinioni che non di rado si rivelano di una stupidità lapalissiana.

La più gettonata è questa:
"Non si capisce perché Berlusconi non abbia sposato la scelta di Mattarella. Questo avrebbe evitato le attuali difficoltà e fibrillazioni nel suo partito e nel momento politico"

La risposta sembra ovvia, ma siccome la stupidità è l'unica variabile che non si può misurare in modo econometrico è meglio precisare. Nella vita di Mattarella (detto Mozzarella) non ci sono colpi di vita rilevanti dovuti a sue decisioni eclatanti, salvo una: si dimise da ministro del governo Andreotti per protesta contro la legge Mammì sulle Tv private che, secondo lui favoriva solo Berlusconi.

C'è ad ogni minuto su RaiNews24 e TgCom24 un guru che inspira profondamente, fa una pausa ad effetto e comincia: "Non si capisce perché Berlusconi non abbia sposato la scelta di Mattarella..."
Intendiamoci, che Berlusconi non sia un genio né della politica e neppure nella vita privata è un fatto incontestabile, si è sempre dimostrato indeciso a tutto e credulone al di là di ogni dubbio. Ma chiedersi perché non condivida la scelta di Mattarella (detto Mozzarella) significa solo una cosa: la stupidità di certi guru è come una notte buia, rischiarata solo di tanto in tanto da lampi di autentica imbecillità.

A Berlusconi invece ricordiamo l'unica citazione intelligente di Beppe Grillo: "La vita è una tempesta, ma prenderlo nel culo è un lampo!". Vale anche per tutti, anche per Renzi, vale la pena di ricordare.


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domenica 25 gennaio 2015

QUELLI CHE RESISTONO SEMPRE: LE TOGHE BOICOTTANO LE RIFORME

 
 
L’applausometro è tutto dalla sua parte: come lo fu a suo tempo per i suoi predecessori, Francesco Saverio Borrelli e Manlio Minale. Lei è Laura Bertolè Viale, avvocato generale, oggi massimo rappresentante della pubblica accusa a Milano. Che, nel solco della tradizione, coglie l’occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario per sparare ad alzo zero sul governo. L’unica differenza, dai tempi di Borrelli e Minale, è che stavolta al governo non c’è più Silvio Berlusconi. Ma poco cambia. Delle misure varate da Matteo Renzi sul fronte della giustizia, per la Bertolè non se ne salva nessuna: dal falso in bilancio alla prescrizione, dai reati di corruzione a quelli contro l’ambiente, fino ovviamente al peccato più grave del governo, la norma sui reati fiscali che avrebbe salvato Berlusconi, tutto ricade dentro al suo giudizio: «Preoccupanti sintomi di irragionevolezza».

Siamo lontani – va detto – dalla vis retorica del «resistere, resistere, resistere» di Borrelli. Ma la sostanza non cambia: come dicevano le giubbe azzurre degli indiani, l’unica riforma buona è una riforma morta? E la reazione dei giudici assiepati in sala è un’ovazione che sembra non finire mai. Come quando questo era un palazzo compatto, e non attraversato da divisioni e veleni: ma d’altronde ormai il «caso Milano» è destinato a chiudersi con la vittoria di Edmondo Bruti Liberati, e il suo grande accusatore Alfredo Robledo è ieri l’unico assente in aula magna.
 
Enrico Costa, viceministro della Giustizia che è a Milano a rappresentare il governo nelle terre degli infedeli, prende l’attacco della Bertolè quasi con filosofia: «Io sono venuto qui a spiegare cosa sta facendo il governo, mi aspettavo che anche gli altri intervenuti si preoccupassero di dire cosa fanno loro». Noi non diamo pagelle ma non vorremmo neanche riceverne, sembra dire Costa. D’altronde, gli dicono, questo palazzo di giustizia la polemica con la politica sembra averla nel Dna? «Evidentemente sì, bastava sentire l’applauso».
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